Non se ne può più di parlare di guerra tra poveri, di creare divisioni tra insegnanti, quando la scuola è comunità educante – commenta il segretario generale della Uil scuola, Pino Turi, dopo le reazioni politiche all’intesa sui precari sottoscritta al Miur.
Ci sono ancora pezzi di Paese che credono che la scuola debba restare nella vecchia ottica dell’attesa.
Noi pensiamo che è sbagliato guardare al passato per trovare soluzioni adatte alla scuola di oggi.
Chiudere la piaga sempre aperta del precariato significa mettere in sicurezza l’intero sistema scolastico statale. Il faro è anche per la UIL Scuola la qualità, quella legata alla libertà, per evitare ogni forma di condizionamento – ribadisce Turi.
Principi che dovrebbero far riflettere anche nella definizione delle regole del reclutamento, che – sottolinea Turi – deve trovare il modo di essere realizzato su basi oggettive, mai discrezionali come quelle dei concorsi classici che hanno mostrato i loro limiti. L’ultimo, in ordine di tempo è quello dei dirigenti dove, per esempio, si è pensato di valutare il merito con domande ‘trabocchetto’, che meritano risposte da lascia o raddoppia. Abbandoniamo la mistica del concorso che è veramente stucchevole.

