Riparte il concorso per portare gli studenti a bordo della stazione spaziale

Pronto a decollare il concorso “Scuola: Spazio al tuo futuro – Innovatio, Scientia, Sapientia” che porterà le scuole a bordo della Stazione spaziale internazionale (ISS). L’iniziativa, promossa dal Ministero della Difesa assieme al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur), è rivolta agli alunni delle scuole secondarie di II grado. L’obiettivo del progetto lanciato nello scorso mese di dicembre è portare, in un’ottica di sinergia istituzionale tra MIUR, Difesa, ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e Forze Armate Italiane, lo Spazio nelle scuole italiane coinvolgendo gli alunni in un percorso didattico e formativo che li avvicinerà al mondo della tecnologia aerospaziale e dell’astronautica. Un settore che vede l’Italia protagonista nello spazio a partire dal primo lancio effettuato il 15 dicembre 1964, che fece del nostro Paese il terzo nella storia, dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, a lanciare un satellite, grazie al Generale Luigi Broglio dell’Aeronautica Militare e al lavoro integrato di ricercatori universitari e di personale qualificato. Lo spazio e l’aerospazio come dimensione quotidiana fatta di ricerca e innovazione, ma anche di scelte di vita ed opportunità per costruire il futuro, soprattutto quello delle giovani generazioni.

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Le criticità della scuola

La cerimonia di apertura dell’anno scolastico, che sottolinea in modo festoso la ripresa delle attività per milioni di studenti, è un evento importante al quale conferisce particolare prestigio la presenza del Capo dello Stato, dando testimonianza alta e autorevole dell’attenzione e della cura che il Paese deve prestare alla sua scuola, alla missione che le è affidata e al lavoro che vi si svolge.

Di questa giornata cogliamo tutta la rilevanza e il significato, come organizzazioni sindacali rappresentative delle tante persone – insegnanti, personale amministrativo e ausiliario, dirigenti – cui è affidato ogni giorno il compito di rendere attiva e presente la nostra scuola pubblica in ogni angolo d’Italia, persone che meglio di chiunque altro ne conoscono, perché li vivono quotidianamente in modo diretto, punti di forza e di debolezza, risorse e problemi.

I problemi anche quest’anno, purtroppo, non mancano e, per portarli almeno in parte a soluzione, abbiamo chiesto di poterci confrontare ai massimi livelli di responsabilità del MIUR, con l’obiettivo di limitarne quanto più possibile l’impatto sull’ordinata ripresa delle attività scolastiche.

Noi sappiamo quanto le famiglie, gli studenti, i cittadini in generale ripongano fiducia e manifestino apprezzamento per il lavoro di quanti, a vario titolo e con compiti diversi, operano nella scuola: lavoratrici e lavoratori come sempre, e ancora una volta, si fanno carico in questi giorni di garantire l’avvio dell’anno scolastico con l’impegno, la professionalità, la passione e la dedizione che, nonostante tutto, continuano a mettere in campo.

Proprio per questo, come Organizzazioni rappresentative del mondo del lavoro scolastico, sentiamo il dovere di riproporre all’attenzione della pubblica opinione, e in questa particolare circostanza a quella del Capo dello Stato, le più acute criticità su cui occorre intervenire, frutto di scelte in materia di politica scolastica assai controverse e discutibili.

 Tali scelte, che non hanno posto efficace rimedio ai danni causati dal taglio di risorse cui per anni la scuola italiana è stata sottoposta (taglio evidenziato nei giorni scorsi dall’ultimo rapporto OCSE), stanno comportando ora, a causa di una cattiva gestione di precisi accordi contrattuali,  anche la violazione di diritti delle persone, che è doveroso ripristinare pena il venir meno della certezza del diritto proprio nell’ambito di un sistema che ha per finalità la formazione e l’educazione delle giovani generazioni.

In particolare:

  • resta alto il numero delle classi sovraffollate, specie laddove le dotazioni organiche non consentono di far fronte adeguatamente all’incremento della popolazione scolastica
  • non è assicurata la piena agibilità degli spazi di ampliamento dell’offerta formativa, a causa dei vincoli cui deve sottostare l’impiego del cosiddetto organico potenziato
  • le dotazioni organiche del personale ATA restano insufficienti e non consentono di assicurare il regolare espletamento degli adempimenti amministrativi e le necessarie condizioni per la vigilanza degli ambienti scolatici; una situazione aggravata anche dalle restrizioni nel ricorso a supplenze introdotte dalla legge di stabilità per il 2015
  • gli effetti delle numerose irregolarità riscontrate nelle operazioni di trasferimento (comportanti – come già ricordato – la lesione di diritti individuali solo in minima parte risolta in sede conciliativa), insieme al protrarsi nel tempo delle operazioni di assunzione, stanno determinando ancora una volta ripetuti avvicendamenti del personale, a danno della continuità didattica.

Tutto ciò in un quadro di interventi che nel ridefinire molti aspetti della governance e della gestione del personale mettono, a nostro avviso, in discussione principi e prerogative di rango costituzionale su cui si fondano l’autonomia della scuola e la stessa libertà di insegnamento, ridimensionando il ruolo degli istituti posti a garanzia e tutela dei principi di autogoverno e indipendenza professionale, che trovano nel collegio dei docenti la massima espressione.

Su tutti questi problemi, che stanno determinando un clima di tensioni e disagio certamente non propizio per il buon andamento del servizio scolastico, si ritiene quanto mai opportuno riaprire spazi di confronto e riflessione a partire dai quali sia possibile ricostituire, su obiettivi e strategie di rinnovamento e crescita della nostra scuola, un contesto di più ampia e forte condivisione.

Anche in tal senso resta pienamente confermato l’impegno delle nostre organizzazioni sindacali in difesa del ruolo e del valore della scuola e per rivendicare il giusto riconoscimento al lavoro che in essa svolgono insegnanti, personale ATA e dirigenti.

Roma, 28 settembre 2016

FLC CGIL
Domenico Pantaleo
CISL  Scuola
Maddalena Gissi
UIL  Scuola
Giuseppe Turi

SNALS  Confsal
Marco Paolo Nigi

 

Organico dell’autonomia


Con il nuovo anno scolastico entra in vigore a pieno  regime l’organico dell’autonomia, previsto dalla legge 107 e finora applicato in forma transitoria nell’anno scolastico 2015-2016.
La messa a regime, che avrebbe potuto costituire un’ occasione vera  per la scuola pubblica di rispondere concretamente alle esigenze formative espresse  dai   diversi territori, rischia di trasformarsi, come evidenziato dalla UIL,  in uno strumento a potenzialità limitata a causa di una interpretazione burocratica e centralistica, impigliata in lacci e laccioli, che inibisce la valorizzazione professionale dei docenti, da considerarsi, insieme al personale ATA, quali uniche risorse certe del nostro sistema di istruzione. 

 

Le valutazioni della UIL Scuola

 


Già con la nota del 14 settembre scorso, pubblicata sul nostro sito, la Uil scuola, ha dato una lettura politica dell’operato del Miur, considerando la nota ministeriale più che un possibile strumento di supporto alle scuole un ulteriore tentativo per dire, all’interno ma soprattutto all’esterno, che tutto va bene mentre nelle scuole persistono situazioni di criticità.
Nella nota ministeriale:

–          manca un chiaro riferimento ai compiti, alle funzioni e alla centralità degli organi collegiali;

–          manca un riferimento alla normativa sull’autonomia scolastica;

–          si stabilisce che è possibile nominare i supplenti solo per sostituire i docenti impegnati su ore curricolari, sancendo di fatto una netta divisione dei due organici e il diverso peso che si assegna all’organico dell’autonomia.

 

Il nostro impegno

 


Ben prima della  istituzione dell’autonomia scolastica  la UIL si è interrogata sui vincoli e le ristrettezze dei criteri per l’individuazione degli organici. Una vittoria è sembrato nel 1997 il riferimento che la legge delega 59 introdusse in merito all’organico funzionale.  Ci sono voluti anni e anni di tagli per ristabilire un principio molto semplice, per fare una buona scuola occorre garantire un uso flessibile delle risorse professionali, assegnate alle scuole  per realizzare pienamente  i piani dell’offerta formativa.   Dopo 19 anni tale principio sembra cominciare a concretizzarsi ma la  soluzione adottata continua a creare problemi.

Dopo un primo anno in cui la possibilità di far coincidere la domanda di professionalità delle scuole e la competenza professionale docente ha portato, ad esempio,  un numero non equilibrato di docenti relativamente a classi di concorso coerenti con il PTOF delle singole scuole assegnando finanche docenti di scuola secondaria di secondo grado alla scuola primaria, anche in questa fase di avvio d’anno si stanno ripresentando ulteriori e nuovi  problemi; i ritardi nell’assegnazione delle cattedre, le  rare procedure di conciliazione,  la conclusione rallentata dei concorsi a cattedre determinano un uso distorto  dei docenti, particolarmente di quelli assegnati all’organico di potenziamento, abbandonati a se stessi o utilizzati come “tappabuchi” , senza un orario certo, con l’accantonamento di tutti i progetti educativi con cui in un primo tempo  sono stati chiamati a confrontarsi.

 La UIL rimarca infine un aspetto  che a suo tempo abbiamo fortemente contestato  – chi legge deve sapere  –  la scelta unilaterale dell’amministrazione di sottrarre risorse professionali all’organico potenziato per destinarlo a non meglio definiti progetti nazionali, sottraendoli alla disponibilità delle scuole, senza nessuna trasparenza, con finalità oscure e modalità di individuazione dei destinatari tutte da chiarire. I posti a ciò destinati sono  730 .

A tutti  i docenti, a tutti i collegi e  tutte le  RSU dedichiamo questo lavoro  affinché  possano avere un quadro  chiaro di riferimento giuridico , gli ambiti dell’autonomia praticabili,  la tutela dei diritti, individuali e collegiali oltre che di natura contrattuale, che riguardano tutti i docenti di ruolo in servizio senza distinzione alcuna.

 

Riferimenti normativi

 

La materia è regolata dai commi da 63 a 69 dell’art. 1 della Legge 107/15.
Sulla base della citata legge, il Miur, in data 5 settembre 2016, ha emanato la nota n.2852 con la quale, dopo la prima applicazione nell’anno scolastico 2015/16, fornisce indicazioni alle scuole sulla sua applicazione a regime.

 
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